Il tourniquet è applicato, il verricello è ruotato e bloccato. Dall’esterno sembra tutto corretto — eppure l’emorragia continua e il polso distale si sente ancora. Questa situazione si ripete di continuo negli addestramenti e nelle ricerche, e la causa è quasi sempre la stessa: l’errore è stato commesso prima ancora di iniziare a stringere.
Si presume comunemente che l’applicazione fallita di un tourniquet sia dovuta a un numero insufficiente di giri del verricello. La ricerca mostra che il problema più frequente è una cinghia che non è stata tirata abbastanza al momento dell’applicazione del tourniquet. Il gioco residuo sembra un dettaglio minore, eliminabile ruotando il verricello — ma è proprio questo a determinare spesso se il tourniquet funzionerà correttamente.
Dove va a finire la pressione
La forza di serraggio del verricello e della fascia interna è limitata. Quando la cinghia aderisce bene all’arto prima di iniziare a stringere, ogni giro del verricello aumenta la pressione. Quando la cinghia è lenta, i primi giri del verricello non generano alcuna pressione — servono soltanto a recuperare il gioco.
Questa è la differenza essenziale. Il verricello finisce per fare il lavoro che avrebbe dovuto essere fatto a mano, e la sua forza può non essere più sufficiente per la pressione finale. Questo crea un rischio: l’emorragia viene fermata più lentamente, si perde più sangue e, nel caso peggiore, l’arteria non viene mai occlusa — anche se, per l’utilizzatore, sembra che tutto sia stato fatto secondo le regole.
Cosa hanno rilevato gli studi
Lo studio di Polston e colleghi, “No Slackers in Tourniquet Use” (2013), ha mostrato che la causa più comune di un serraggio scorretto del tourniquet non era un verricello ruotato troppo poco, ma il gioco lasciato nella cinghia prima di iniziare a stringere. I tentativi di eliminarlo ruotando il verricello con più forza spesso non riuscivano a generare la pressione necessaria a occludere l’arteria. Una cinghia ben tesa, al contrario, permetteva di fermare l’emorragia più rapidamente — i giri del verricello si convertivano direttamente in pressione.
Baruch e colleghi (2017), studiando utilizzatori di tourniquet senza formazione medica, hanno descritto un disallineamento tra fiducia e competenza: i partecipanti erano convinti di aver applicato correttamente il tourniquet, anche se oggettivamente non funzionava. Questo errore non riguarda solo i principianti — lo commettono anche gli utilizzatori esperti, soprattutto sotto stress, al buio o indossando i guanti.
Il lavoro di Kragh e colleghi, compresa l’analisi dei tourniquet recuperati dalle operazioni Enduring Freedom e New Dawn (2013), conferma la stessa conclusione generale: pur avendo gli autori usato metodi diversi e valutato modelli diversi di tourniquet, l’efficacia era più spesso determinata non dal numero di giri, ma dalla tensione della cinghia prima dell’inizio della rotazione.
Indicazioni pratiche
Nell’insegnare l’uso del tourniquet, l’attenzione non va posta sul numero di giri del verricello, ma sulla sequenza delle azioni e sul risultato. Il numero di giri varia naturalmente in base alla circonferenza dell’arto e alla tensione della cinghia, quindi esiste un solo criterio affidabile: l’emorragia si è fermata e il polso distale è scomparso.
Se il verricello richiede un numero di giri insolitamente alto, oppure ruota con grande difficoltà, la prima cosa da verificare è la tensione della cinghia — non applicare più forza. Non esistono ricerche dirette su questo punto, ma è probabile che una cinghia lenta aumenti anche il rischio di cedimento meccanico: quando la corsa del verricello viene consumata per recuperare il gioco, il meccanismo viene caricato oltre quanto previsto dal progetto.
Raccomandazioni pratiche:
- Tira la cinghia il più possibile e fissala — il gioco della cinghia non va mai compensato a spese del verricello.
- Valuta il risultato complessivo, non il numero di giri del verricello.
- Il verricello gira troppo duro o troppo a lungo? Controlla la tensione della cinghia.
- Allenati regolarmente sotto la supervisione di un istruttore — è un errore che gli utilizzatori raramente notano da soli.
Conclusione
Il successo di un tourniquet si decide prima di quanto la maggior parte delle persone creda — nel momento in cui la cinghia viene avvolta attorno all’arto. Una cinghia tirata alla massima tensione permette di usare tutta la forza del verricello per la pressione, invece di sprecarla nel recupero del gioco.
Prima stringi. Solo dopo ruota.
Bibliografia
- Polston RW, Clumpner BR, Kragh JF Jr, Jones JA, Dubick MA, Billings S. No Slackers in Tourniquet Use to Stop Bleeding. J Spec Oper Med. 2013;13(2):12–19. PMID: 23817873.
- Baruch EN, Kragh JF Jr, Berg AL, Aden JK, Benov A, Shina A, et al. Confidence–competence mismatch and reasons for failure of non-medical tourniquet users. Prehosp Emerg Care. 2017;21(1):39–45. doi:10.1080/10903127.2016.1209261
- Altamirano MP, Kragh JF Jr, Aden JK, Dubick MA. Role of the windlass in improvised tourniquet use on a manikin hemorrhage model. J Spec Oper Med. 2015;15(2):42–46.
- Kragh JF Jr, Burrows S, Wasner C, Ritter BA, Mazuchowski EL, Brunstetter T, et al. Analysis of recovered tourniquets from casualties of Operation Enduring Freedom and Operation New Dawn. Mil Med. 2013;178(7):806–810.
- Kragh JF Jr, Walters TJ, Baer DG, Fox CJ, Wade CE, Salinas J, et al. Practical use of emergency tourniquets to stop bleeding in major limb trauma. J Trauma. 2008.